Racconto: Sentinella

Autore: Marco Di Giaimo

Erano arrivati da lontano, da una calda foresta dei territori del sud, ed ora tentavano di conquistarsi un lembo di territorio in questa landa prospera e ricca di vita.
Qut venne assegnato come sentinella nella parte piu’ bassa di un monte rossiccio e squadrato dalle falde in leggera pendenza, mentre Roq si pose nel punto piu’ alto.
In questo modo potevano tenere d’occhio i dintorni e dare l’allarme, sia in caso di attacco dal cielo, sia nel caso i predatori arrivassero dal terreno sottostante.
Con le due sentinelle appostate la loro tribu’ poteva soggiornare con relativa tranquillita’ per qualche tempo, ogni coppia avrebbe potuto cercare posto per appartarsi e pensare a mettere al mondo la prole.
Il cielo era nuvoloso e stava iniziando ad alzarsi un vento deciso da est che mosse le cime degli alberi, molto piu’ rari e meno imponenti di quelli che avevano lasciato nei territori meridionali.
La sua compagna, Tut, si avvicino’ per portargli del cibo e gli disse, in tono preoccupato:
“Caro, sei sicuro che qui staremo tranquilli? Ho sentito da alcuni viaggiatori che a volte, di notte, gli esseri giganti escono dalle loro tane, e passano a fare strage nelle tribu’, senza nessuna pieta’.”
“Non preoccuparti, dolce compagna. Io e Cuc ci daremo il cambio molto spesso, ed e’ impossibile che uno o piu’ di quegli esseri immondi possano avvicinarsi tanto da fare danno.”
Per dare piu’ fiducia a Tut, le accarezzo’ dolcemente un fianco.
“Sara’, mio fidato e coraggioso consorte, ma le voci che ho sentito erano veramente spaventose…”
Tut ora tremava percettibilmente, e appoggio’ la testa sul petto di Qut per cercare conforto nel suo calore corporeo; prosegui’:
“Ho addirittura sentito una leggenda, ma non so se raccontartela… potresti non credermi.”
“Avanti, coraggio. Potrebbe servirmi in qualche modo a conoscere delle caratteristiche di questi nemici che tu ritieni cosi’ spaventosi.”
“Un anziano, poco tempo fa, mi racconto’ di un posto dove era stato. Era diretto a sud, molto lontano e si era fermato presso la nostra tribu’ per scambiare qualche informazione. Io mi trovavo vicino quando udii distintamente che parlava di quei giganti mostruosi, e di come un giorno attaccarono in due la loro tribu’ e fecero una strage. Diceva addirittura che erano in grado di uccidere in perfetto silenzio e addirittura… stando distanti e senza toccare nessuno.”
“Cio’ che dici e’ veramente incredibile! – Esclamai – Come puo’ un predatore uccidere senza toccare?
E come potrebbe cibarsi? Sicuramente il vecchio avra’ raccontato una delle solite frottole per impressionare noi giovani, quando invece non si fanno nessun riguardo quando ci sbattono fuori di casa allo sbaraglio, intimandoci di cavarcela da soli.”
Detto questo Qut, stizzito, allontano’ in malo modo Tut, la quale torno’ a mettersi con il resto della tribu’ a meta’ strada della falda del monte, tra le due sentinelle.
Il sole era ormai tramontato, ed il torpore scese sulla tribu’ che, sazia ed affaticata dalla dura giornata in cerca di cibo, si assopi’ tranquilla.
Qut cercava di rimanere sveglio, ma la tensione della giornata ed il lavoro lo avevano sovraffaticato, percio’ per poco non si avvide del movimento nel terreno sottostante.
Un’ombra si stava avvicinando furtivamente. La sua massa era davvero enorme, circa centocinquanta volte quella di Qut, ma la sua agilita’ era comunque notevole.
Si muoveva in modo strano, fluido, e l’enorme e ributtante testa rimaneva fissa come se fosse stata di pietra. Non possedeva ne’ ali, ne’ zampe, ma quattro arti che sembravano tronchi d’albero.
La distanza a cui si trovava non fece ancora scattare in Qut l’istinto di dare l’allarme, ma ad un certo punto successe qualcosa.
L’essere si fermo’ e ruoto’ un arto verso l’alto.
Una luce fortissima lo acceco’, al punto di farlo impazzire dalla paura, dopodiche’ senti un lieve schiocco e un dolore atroce al petto.
Aveva fatto appena in tempo ad intravedere nel crepuscolo quel mostro orribile, con quella pelle cosi’ schifosamente liscia e bianca, senza quelle meravigliose penne grigie che caratterizzavano la sua tribu’, e con quei tremendi arti snodati ricoperti di uno strato ruvido di colore blu.
Ma piu’ di tutto rimase impressa, negli ultimi istanti di vita che gli restavano, l’immagine della testa abnorme del gigante con i due grandi occhi affiancati, il becco carnoso e soprattutto quella mostruosa ferita orizzontale dalla quale usci’ un suono che non pote’ comprendere:
Colpito! Domani piccione novello allo spiedo.

FINE

Cacciatore_con_fucile

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