Racconto: Nella testa della nonna

Questo racconto è stato pubblicato sul sito “Uraniamania.com” nell’ottobre del 2017, per partecipare ad un piccolo concorso indetto dagli utenti e dedicato al tema del “Tempo”, con permesso di utilizzare tale argomento anche nei suoi significati metaforici. Ecco, di seguito, una mia interpretazione.

Nella testa della nonna

di Marco Di Giaimo

Mi ricordo di te, nonna, e di quando cominciasti a perdere la memoria… o meglio, non precisamente… cioè. Insomma, cominciamo dall’inizio.
Un giorno andasti al mercato in piazza e, passate più di due ore, la mamma venne a cercarti.
Molto preoccupata perché non ti trovava da nessuna parte, cominciò a girare in auto per le vie del paese finché ti trovò, trafelata e in stato confusionale, in via Mameli, alla periferia del paese.
Ti chiese cosa fosse successo ma tu, stupita quanto lei per la domanda sciocca, rispondesti:
“Come, cosa è successo? Non vedi che sto andando a casa?”
“Mamma, guarda che noi abitiamo in via Mazzini, accanto alla piazza.”
“Ti sbagli, io abito qui, in questa via, dove c’è quella casa gialla.”
Mamma, sempre più preoccupata, ne parlò con papà. Entrambi sapevano che quelli mostrati dalla nonna erano i sintomi di una malattia terribile, che rubava i ricordi e la vita delle persone anziane.
Anch’io mi sentii morire dentro, man mano che vedevo nonna sempre più distratta e preda di grossolani errori di persona.
Restai di sasso quando un giorno, vedendomi appena alzato, disse:
“E tu chi sei? Il figlio di Fabio?”
“Nonna cara, sono io Fabio, non ti ricordi più di me?”
“Ma no, tu sei il figlio di Fabio, che ha appena preso la patente e una bella macchina grossa…”
Mandai giù un groppo di commozione, e cercai di farmi forza e renderla allegra con qualche battuta.
Passarono tre anni. La nonna, ogni mattina mi ripeteva la stessa domanda: se cioè ero il figlio di Fabio, cioè di me stesso.
E aggiungeva:
“Fabio ha una bella macchina grossa, sai? Fa il medico, ha sposato una bella ragazza bionda e ha tre figli. Uno è proprio uguale a te!”
In soggiorno il papà stava discutendo con mamma dei loro problemi economici, e sentii di nascosto che parlavano di vendere la nostra casa in via Mazzini per trasferirsi in una casa popolare e pagare l’affitto.
Venne un amico immobiliarista che propose loro una bella casa. Andammo insieme a vederla, era proprio carina: si trovava in via Mameli e aveva la facciata di un bel giallo polenta.
Rimasi stupefatto, perché anni prima la nonna aveva detto che proprio quella era la sua casa.
Dopo pochi mesi ci andammo ad abitare, tutti e quattro.

***
Ora che sono un uomo maturo, ricordo ancora le parole della nonna, morta un anno fa.
Ora che sono un neurochirurgo di fama mondiale, guido la mia Porsche a casa da Sonia, una bellissima svedese che incontrai a un convegno, e dai miei tre pargoletti.
Chissà cosa aveva in testa, la nonna? È quello che sto studiando.

FINE

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