Racconto: Morte giustificata

Autore: Giuseppe Bono
Editing: Marco Di Giaimo

 

Il re di Cafonia era in fin di vita.

I suoni delle trombe funebri e i rulli dei tamburi divini riempivano violenti il silenzio della notte calda e umida. I lugubri suoni giungevano attutiti nella stanza drappeggiata da sete e velluti di re Burundus.

Con il diadema reale in testa, lottava contro la morte.

La sua pelle candida era gocciolante di sudore freddo, mentre le mani artritiche e tremanti stringevano una coperta in vello di pecora d’angora. Aveva quaranta primavere, ma sembrava averne vissute almeno il doppio. Stava morendo. Non di spada, né di veleno, né di caduta, né di magia.

Stava morendo!

Sacerdotesse votate alla castità attorno al suo letto, si ingraziavano gli dei con danze rituali e nenie cerimoniose, illuminate dalla luce tremolante di un cero di sego retto da un eunuco moro.

Sedutagli accanto, la regina Mugugna lo guardava con occhi pieni d’amore e di lacrime.

Vicino a lei, Merletto, il mago di corte, con sguardo cupo sul viso incartapecorito accendeva bastoncini di incenso puzzolente.

La regina si rialzò di scatto, con lo sguardo carico d’odio, per rivolgersi al sapiente:

“Tu e la tua magia! Quando serve, non sai usarla. È il tuo re, salvalo, se sei un mago così potente come dici.”

Tornò a guardare il viso sofferente del marito, poi proseguì:

“Bah! Non sei altro che un ciarlatano, tu e tutti i sedicenti eletti che ti seguono e ti adorano. Sapete usare la magia solo per i vostri stupidi riti. Usala ora, salva il tuo re! È la tua regina che te lo impone. Fallo, ti scongiuro.” E scoppiò in un pianto lamentoso mentre si chinava verso l’amato per accarezzargli il volto madido.

“Mia signora, contro questo veleno non v’è antidoto che…”

Lo interruppe rossa in volto, strillando istericamente:

“Ma quale veleno e veleno! I suoi cibi e le sue bevande sono sempre, sempre state assaggiate dall’assaggiatore di corte. Non può essere il veleno che l’ha ucciso. Dimmi cosa. Dimmi cosaaa! Ci deve essere una risposta a tutto questo.”

Il viso stravolto e tirato della regina Mugugna contrastava con gli abiti sontuosi ed ordinati.

Il mago, con tono grave, cercò di spiegare con dolcezza l’ineluttabilità del destino, nascondendosi le mani nodose nelle larghe maniche della tunica logora ed abbassando nel contempo il volto barbuto:

“Non v’è cura, mia Regina, contro questa piaga che si chiama Ignoranza… purtroppo neppure la magia più potente o l’artifizio più portentoso possono nulla.”

Fuori dal palazzo reale, all’esterno, la moltitudine di popolani era accalcata alle porte, pregando gli dei e officiando sacrifici per la vita del loro sovrano, sorvegliati dai numerosi arcieri e dalle guardie reali che pattugliavano il palazzo. Al suo interno, i consiglieri e le dame di corte si davano da fare per discutere su chi sarebbe stato il più degno successore e quale sarebbe stato l’abito più adatto per la cerimonia funebre.

Nella stanza della sofferenza, il sovrano venne assalito da violente convulsioni, segno che era quasi giunta la sua ora.

La regina, vedendolo in quello stato, fu presa da grande timore, e chiese a due ancelle di aiutarla a far smettere l’attacco furioso di contrazioni muscolari. Una pezza di lino bagnata fu poggiata sulla fronte del sovrano, mentre il mago gli metteva un pezzo di cuoio tra i denti.

Calmatosi un poco, il re si fece sentire per l’ultima volta; con un filo di voce, disse:

“Ti prego, Mugugna, lasciami andare, non cercare di trattenermi. Non posso più vivere governando in una nazione dove l’ignoranza regna più di me. Per me è ora di abdicare. Mia signora, ti scongiuro, non prolungare la mia già lenta agonia. Trafiggi il mio cuore con uno stiletto, e taglia quel fine collegamento che mi tiene legato a questo mondo troppo schiavo… lasciami libero di morire. L’ignoranza cerca di non farmi trapassare, poiché sa che la gente ama chiacchierare delle sofferenze altrui, per questo imploro il tuo aiuto. Da dieci anni oramai siamo stati invasi da questi individui. Dapprima erano pochi e venivano criticati da tutti, poi feci fare delle indagini e scoprii che in realtà erano molto apprezzati. Al giorno d’oggi siamo arrivati al punto che c’è un giullare in ogni casa che intrattiene con spettacoli privi di senso e di morale le famiglie. Nessuno esce più di casa la sera, e quando ci si trova per strada o al mercato l’argomento è sempre su chi ha assunto il giullare più stupido e banale. Io so però chi ha mandato nel regno questa piaga, è un demone che si nutre dell’intelligenza, e quando opera gli uomini rimangono in uno stato come di chi non è più né morto né vivo.

Io non voglio diventare così.

Taglia il legame che mi unisce a questo potentissimo demone e lasciami libero. AAHHH”

Un urlo agghiacciante squarciò il silenzio, e la regina Mugugna si alzò dal capezzale. Congedò mago Merletto, le ancelle, l’eunuco, poi andò ad armarsi di un pugnale ricurvo che teneva in una cassa. Guardò con gli occhi lucidi l’elsa tempestata di zaffiri.

Esitò. No, non poteva…

“Svelta, uccidimi prima che il demone dell’ignoranza mi riporti tra i vivi, dove soffrirei le pene dell’inferno. Non sopporterei un’altra vita regnando circondato da ignoranza. Tutto il mondo ne è invaso. E non v’è cura. Ti imploro, te lo ordino. Uccidimi!”

La regina Mugugna, piangendo ed obbedendo all’ordine dell’amato, colpì velocemente col pugnale, mandando il re Burundus all’altro mondo, così come aveva desiderato.

Ora avrebbe riposato in pace, libero.

Gettò il pugnale lordo del sangue del diletto, poi svenne stramazzando rumorosamente sul pavimento di legno.

Nell’udire il rumore, le due ancelle accorsero prontamente per farla rinvenire, poi con orrore si avvidero della salma che giaceva sul letto, insanguinata.

Le lacrime e i singhiozzi ripresero a scuotere il bel volto regale.

Anche il mago fece rientro nella stanza, già prevedendo la scena che gli si sarebbe presentata davanti.

Il suo ultimo pensiero, prima di chiudere pietosamente le palpebre del re, fu carico di rancore verso l’ignoranza: aveva vinto ancora una battaglia.

FINE

Editing di Marco Di Giaimo

14-7-2009

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