Racconto: Il rettangolo

Questo racconto è stato inserito sul sito “Uraniamania.com” in occasione di un mini-concorso che voleva celebrare la scoperta del relitto di una nave inglese, la “Erebus”, scomparsa nel 1843 al largo delle coste del Canada. La vicenda era stata descritta anche in un bel romanzo di Dan Simmons intitolato “La scomparsa dell’Erebus”. Nel concorso era obbligatorio partire da un incipit fisso, che qui di seguito è evidenziato in grassetto, e non superare la lunghezza di 2000 caratteri, spazi compresi.

IL RETTANGOLO

di Marco Di Giaimo

“Finalmente, dopo anni di ricerche e di tentativi falliti, L’equipe di scienziati aveva scoperto e raggiunto il punto “X”.
L’ansia e l’eccitazione erano palpabili. Dodici metri sotto i loro piedi si trovava la chiave per risolvere uno dei più grandi misteri del secolo…”

Infatti, sotto il ponte di comando dell’astronave Magellan si trovava una batteria di telescopi ottici, a infrarossi e a radiofrequenza, nonché una gran quantità di antenne e sensori.

Novant’anni prima il telescopio Kepler aveva individuato una stella con misteriose fluttuazioni della luminosità. Dopo che una serie di analisi aveva escluso cause naturali, gli scienziati convennero di trovarsi di fronte al primo esempio di manufatto alieno.

Era stata necessaria l’invenzione del volo ultra-luce per far sì che il consorzio internazionale di ricerca riuscisse a spedire una missione con equipaggio umano alla ragguardevole distanza di 1.480 anni luce.

L’equipaggio della nave era formato da sei specialisti. Tutti erano semisdraiati nelle cuccette anti-accelerazione, attorniati da monitor e tastiere.

A 600 milioni di km. dalla stella la Magellan si girò per decelerare e attivò tutti i telescopi.

“Punto ‘X’ raggiunto. Contatto visivo con l’oggetto, passo l’immagine sul monitor” disse il comandante.

Tutti osservarono il manufatto rettangolare e lessero sbigottiti i dati relativi alle sue dimensioni: 12.000 km. di lunghezza per 6.750 di larghezza.

Si trovava in orbita geosincrona col lato notturno di un grande pianeta simile alla Terra.

Jack, l’ingegnere elettronico:

“Sto captando intensi fasci di onde elettromagnetiche provenienti dal pianeta. Sembrano diretti verso l’oggetto.”

Dopo venti ore, spostandosi di trenta gradi sul piano dell’eclittica, furono in grado di rilevare un fenomeno curioso.

Dapprima la faccia dell’oggetto rivolta verso il pianeta si illuminò. Sui continenti e soprattutto sugli oceani vennero a crearsi riflessi di vari colori e fluttuazioni casuali di luminosità.

“Ma cosa diavolo?” Domandò all’unisono l’equipaggio.

Il primo a intuire la soluzione fu Miles, l’addetto alle telecomunicazioni, dopo aver osservato i riflessi sugli oceani:

“Che mi venga un accidente. Non ci crederete mai…”

“Cosa?” chiese il comandante.

“Ho capito di cosa si tratta: è un’enorme schermo TV!”

FINE

Immagine di Isaac Hannaford tratta dal sito conceptships.blogspot.it