Racconto: Perché al Mascella tremano le gambe quando va ad irrigare

Autore: Giuseppe Bono
Editing: Marco Di Giaimo

 

(liberamente tratto da “Una storia misteriosa” di Lord Dunsany)


Nella giovialità dell’antica Congrega dei Mascella, in una vecchia cascina bresciana, tutti i membri sono riuniti attorno al grande camino in mattoni al centro della sala, dove la legna scoppietta e arde. Si racconta ancora oggi, tramandandosi la leggenda di padre in figlio, perché al mascella tremano le gambe quando va ad irrigare.

Quando il sole si abbassa lento sopra la coltre nebbiosa della pianura bassa, lanciando i suoi strali di luce, accarezzando i funghi ai piedi dei pioppi, creando fantasmi di ombre, si possono vedere colonne di fumo innalzarsi dai cascinali.

A fatica si spinge nello smog di Brescia e s’insinua timidamente attraverso quelle strade di cemento grigie come la nebbia, allora il mascella sente arrivare il turno dell’acqua e gli tremano le gambe.

Un vero uomo può essere un apprendista mascella, può sapere cos’è l’erpice e come lo si adopera, gli orari giusti per l’irrigazione, ma non sia detto di tramandargli la leggenda.

Solo pochi uomini conoscono la storia: pochi uomini nominati dal Gran Maestro Dei Mascella, che pensa a sostituire i posti via via che qualcuno defunge anzitempo, cosicché la leggenda si protragga nel tempo; e se non udite la storia da uno di quei pochi eletti, non potete udirla da nessun cretino di fatto.

Così non saprete mai perché al mascella tremano le gambe quando va ad irrigare di notte.

È abitudine di ciascuno di questi pochi uomini, tutti rurali, contadini e zotici dall’infanzia, sfregarsi le mani per scaldarsi al fuoco dove i ceppi di robinia ardono; sedersi sulla sedia come a guidare un trattore, magari sorseggiando un bicchiere di latte appena munto a mano. Fresco, ma pesante come un’incudine che ti fa correre in bagno con lo scatto del centometrista.

Quindi si guardano attorno con circospezione, per accertarsi che non sia presente nessuno che possa essere un intruso, che non abbia diritto di ascoltare la storia, scrutando ogni faccia sdentata. Dopo avere discusso di semi ed arature, iniziano con il raccontare la leggenda.

Un grande silenzio cala nella vecchia cascina fatiscente immersa nella campagna. L’eco, che va a sbattere attraverso le travi sotto tetto, fa risonare la leggenda per tutta la sala, così che anche i figli più piccoli, poveri ed innocenti, possano udire quel segreto custodito dal tempo da menti eccelse, affinché da grandi, lo possano sognare il giorno in cui saranno loro a raccontare perché al mascella tremano le gambe quando va ad irrigare di notte.

Questa che potrebbe essere una puttanata, non viene riportata con superficialità, ma è narrata soltanto davanti al grande camino acceso e in particolari occasioni, dove tutti i mascella eletti, possono udire la loro leggenda. Senonché uno di loro inizia a narrarla, così, senza un motivo, ma come se essa si levasse dal fumo del fuoco di fronte al quale, avido, lui si sta scaldando le mani; non cantilenata senza espressione, ma resa viva in modo diverso da ognuno dei pochi custodi della leggenda, e da questi tramandata in modo diverso in base al proprio stato d’animo.

Questa grandiosa storia era già nota quando i primi agricoltori inventarono il primo aratro trainato da buoi in Mesopotamia.

Quando nascevano le prime piramidi, quando i raccolti si mettevano nei primi granai, già allora i mascella si tramandavano il perché tremavano loro le gambe quando andavano ad irrigare di notte.

Ma differentemente dalle favole moderne, e di molte altre che gli ultimi secoli raccontano, la storia che il mascella descrive scorre via ignorante, così piena di citazioni stolte – gli scrittori più illustri più pace non hanno nei loro sepolcri – che l’interlocutore perde la propria deliziosa curiosità e si scorda di chiedere perché al mascella tremano le gambe quando va ad irrigare di notte.

Pure tu, sprovveduto lettore, non cedere alla curiosità. Non essere pettegolo. Vinci la voglia di gossip.

Non domandare quante auto ha visto imboscate nei campi, maledicendo i volgari disseminatori di fazzolettini sporchi. O quanti spacciatori di varie specialità ha intravisto tra le ombre della notte.

Non chiedere di voler sapere perché al mascella tremano le gambe quando va ad irrigare di notte. Cosa cambierebbe della tua vita? E della sua? Non vorrai, per vanità tua scardinare quel loro grande segreto? Non sarai mica così sconsiderato, lettore? Solo se avessi il privilegio di essere seduto accanto a loro, cercando nei loro sguardi inespressivi, ascoltando quella grande verità, davanti al fuoco che arde, solo allora, sapresti, dalle loro bocche perché al mascella tremano le gambe quando va ad irrigare di notte.

FINE

(editing di Marco Di Giaimo)

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