Antologia “Strani nuovi mondi” – racconti dal Premio Letterario “Giulio Verne”

“Il Premio di Letteratura Fantascientifica Giulio Verne nasce per offrire agli scrittori la possibilità di proporre i loro racconti di fantascienza all’interno di uno spazio che contribuisca alla diffusione di questo genere di letteratura.
La presente antologia ospita i racconti primi tre classificati più i vincitori dei due premi speciali (Fantascienza Spaziale e Miglior Giovane Autore).

Si passa così dal racconto di Giancarlo Manfredi, avente per protagonista un’insolita Alice in un inusuale paese delle meraviglie dove un robot da guerra può trasformarsi nello Stregatto, allo stagno immaginato da Roberto Vaccari, in cui i pesci sembrano poter essere pescati in qualsiasi quantità; dalla futuristica visita a un cimitero di alieni di Claudio Chillemi, alla nuova occasione fornita alla razza umana per realizzare veramente se stessa nella storia di Paolo Sylos Labini.
Perché a tutti è dato di sognare per migliorare il nostro mondo… o semplicemente di sognare, come accade ai personaggi creati da Marco Di Giaimo, che svolgono un lavoro apparentemente scialbo ma che in effetti concede avventure straordinarie.”

Nel 2010 Marco Di Giaimo è riuscito a qualificarsi al terzo posto nel concorso letterario “Giulio Verne” tenutosi a Bari. Il concorso faceva parte della kermesse LevanteCon, creata allo scopo di promuovere la scienza e la fantascienza nelle sue molteplici forme.

I primi tre classificati del concorso, oltre a dei premi consistenti in specialità enogastronomiche, hanno vinto la pubblicazione all’interno dell’antologia “Strani nuovi mondi” edita dalle Edizioni della Vigna di Luigi Petruzzelli nella collana “Fermenti”.

Sono stati pubblicati anche due racconti vincitori dei premi speciali “miglior giovane autore” e “fantascienza ottimista”.

Hanno fatto parte della giuria: Livio Costarella (Giornalista), Giovanna Di Marzo (Responsabile Premio Letterario), Donato Altomare (scrittore di fantascienza), Giuseppe Picca (Coresponsabile LevaneCon), Riccardo Simone (Vicepresidente Ass. G. Verne).

Di seguito pubblichiamo l’intervista a Marco Di Giaimo da parte di Livio Costarella:

INTERVISTA A…MARCO DI GIAIMO

(Candidato al Premio Giulio Verne 2010)

di Livio Costarella (giornalista/scrittore)

Livio – Ci racconti un po’ di lei.

Marco – Vivo in piccolo paese della Provincia di Brescia e lavoro come geometra in uno studio associato. Sono single dal 2005 e ho un figlio di dieci anni. I miei hobby principali sono la lettura di fantascienza, la bicicletta (da turista, però) e la fotografia dilettantistica.

Livio – Come si è avvicinato alla fantascienza?

Marco – Ho conosciuto la FS nel 1984, quando durante le vacanze al mare acquistai un Urania Millemondi presso una bancarella. Mi ricordo che si trattava di un trittico di romanzi di Louis Charbonneau, del quale mi piacque moltissimo “I cristalli maledetti”. Nel 1994 mi sono avvicinato anche alla fantascienza fumettistica, cominciando la mia collezione di Nathan Never.

Livio -Quanti racconti di fantascienza ha scritto?

Marco – Di FS pura solo questo. Altri tre sono da definirsi dei divertissement, poco fantascientifici; ho inoltre da poco terminato la stesura di un racconto di mistero, ambientato in un vecchio cimitero del mio paese, che trae spunto dalla leggenda del ritrovamento della salma di un prete seduto.

Livio – Ama anche altri generi?

Marco – Diciamo che, oltre alla Fantascienza, ho letto molti romanzi di Clive Cussler. Dopo l’avvento di Kurt Austin e Joe Zavala, però, ho smesso di seguirlo.

Livio – Quando scrive un racconto, inserisce nelle storie fatti e situazioni che ha vissuto in prima persona o sentito in giro rivisitandoli in chiave fantascientifica, o dà libero sfogo alla sua fantasia?

Marco – In tutti i racconti che ho scritto sono partito da situazioni quotidiane, che potrebbero capitare a ciascuno di noi; in più di un caso si è trattato di esperienze autobiografiche. Nel mio racconto “Una tranquilla giornata di lavoro” mi sono ispirato alla situazione lavorativa di un mio grande amico d’infanzia, poi mi ci sono messo dentro anch’io.

In un altro racconto, auto pubblicato, sono partito dal raccontare una escursione in mountain byke per finire con un finale horror, metafora della mia esperienza con le donne.

Livio – Come ha scelto il soggetto del suo racconto?

Marco – Come ho detto poco prima, l’ispirazione mi è venuta dai numerosi racconti di soprusi da parte di datori di lavoro nei confronti dei loro dipendenti; capi che, storcendo il naso davanti a una richiesta di permesso di un’ora o di un giorno di ferie, non si fanno però scrupoli nell’assegnare allo stesso operaio sei macchine da seguire, salvo poi umiliarli davanti ai colleghi in caso di un piccolo errore.

Gli stessi datori di lavoro che continuano a lamentarsi della crisi e del cattivo andamento degli affari, continuano però a ampliare i capannoni, ad acquistare nuovi macchinari, ostentare automobili lussuose, salvo però negare avanzamenti di carriera agli operai, previsti dal contratto.

Una vera missione impossibile, per un povero operaio padre di famiglia, sopportare ogni giorno tutto questo, che ho voluto rivedere in una metafora fantascientifica.

Nel racconto, poi, ho voluto citare numerosi autori a me molto cari, quali Theodore Sturgeon, Roger McBride Allen, Allen M. Steele, Greg Egan, e persino un film western: il mitico “Il mio nome è nessuno”, di Tonino Valerii, con Terence Hill e Henry Fonda impegnati a sconfiggere 150 agguerritissimi fuorilegge.

Livio – Sempre nell’ambito della fantascienza, meglio un buon libro o un bel film?

Marco – Diciamo che il libro permette di spaziare molto di più con la fantasia, inoltre nel mio caso il libro è anche legato ad un preciso momento della mia vita. Come “I cristalli maledetti” di Louis Charbonneau mi ricorda le vacanze al mare da adolescente, altri romanzi mi ricordano momenti felici e infelici trascorsi anni fa.

Il film ha il vantaggio di trasmettere una fruizione più immediata dell’immagine, ma solo se il regista è bravo e sensibile riesce a lasciare un buon ricordo di sé.

Sarà forse perché legato all’adolescenza, ma ricordo più volentieri “L’impero colpisce ancora” che il recente “Avatar”, forse perché a quei tempi mi ero fatto catturare di più dal sense of wonder trasmessomi da quel film.

Livio – Preferisce una storia unica autoconclusiva, o una saga raccontata in più storie?

Marco – Se l’autore è bravo non mi dispiace la saga, a patto che per me sia di facile reperibilità. Parlo ad esempio del ciclo di “Ringworld” di Larry Niven, o di quello dei “Guardiani” di Roger McBride Allen, che ho voluto citare nel mio racconto.

Altri cicli che mi hanno appassionato sono quelli di David Gerrold, il ciclo degli “Chtorr” e quello del comandante Korie.

Livio – Se potesse vivere in un romanzo di fantascienza, quale storia le piacerebbe e che ruolo interpreterebbe?

Marco – Si potrebbe dedurre dal mio racconto che mi piacerebbe impersonare il comandante di un’astronave. Potrei per l’appunto interpretare Korie, sempre combattuto tra mille dubbi, ma che riesce sempre all’ultimo momento a tirare fuori dai guai il suo equipaggio.

Grazie per aver risposto alle nostre domande.

Il momento della premiazione. Marco sta per ritirare la targa dalle mani di Francesco Gatti, giornalista RAI.
Il momento della premiazione. Marco sta per ritirare la targa dalle mani di Francesco Gatti, giornalista RAI.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...